Da Cogne ad Erba il passo Š lungo. O breve?

Sono via per qualche giorno, faccio girare un po' di post vecchi. Odio i blog fermi. Comunque sia torno presto, vè. In questi giorni non escludo nemmeno un post al volo.

E' tempo di fare una riflessione sul processo di Cogne che, sconti di pena e indulto a parte, ha stabilito la colpevolezza di Annamaria Franzoni.

In questi anni il plastico di Cogne è diventato sinonimo di accanimento mediatico.

Il pubblico, grazie ai sommari processi televisivi, si è fatto un'idea della colpevolezza o non colpevolezza della Franzoni. Il fatto che la "reale giustizia" abbia condannato Annamaria non ha cambiato di una virgola l'italico pensiero. Gli innocentisti sono rimasti innocentisti, basando le loro certezze su prove mediatiche, i colpevolisti sono rimasti colpevolisti, supportati però dalla sentenza. Nessuno ha cambiato idea nonostante la condanna.

Se il processo di Cogne non fosse mai comparso tra le bianche poltrone dei salotti televisivi gli italiani, da settimana scorsa, avrebbero un'unica certezza: la Franzoni è un'assassina. Lo ha stabilito la giustizia, non uno psicologo o una soubrette.

Chiunque abbia un minimo di infarinatura di comunicazione sa bene di cosa stiamo parlando (a dire il vero non serve nemmeno "la farina"). Se io vado in tv a dire che Failla è un assassino non c'è processo che tenga: nell'immaginario collettivo Failla rimarrà un killer, o un probabile killer.

Di certo non un normale cittadino.

Nel caso della Franzoni invece l'esposizione mediatica ha solo contribuito a gettare in pasto all'opinione pubblica il seme del dubbio. C'è una condanna, ma tutti noi, alla fin fine, abbiamo un enorme boo nella nostra testa. 

Io stesso, ancora oggi, sento di essere vittima del vespismo. Ho dubbi, e non ho nemmeno letto le carte processuali, è questo il bello.

Cogne è l'esempio lampante della pericolosità della tv in alcuni ambiti, che a ben pensarci poi sono sempre gli stessi: giudiziari e politici. 

Scritto da Style24.it Unit
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