Chi è Coy Mathis, il bambino che voleva usare il bagno delle femmine

Evelyn Novello

Nata a Milano nel 1995 e laureata in Comunicazione pubblica e d'impresa. Nel 2016 mi sono avvicinata al mondo del giornalismo e da quel momento non più smesso di scrivere.

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La storia di Coy Mathis è particolare ed emozionante.

Questa bambina da quando aveva 18 mesi si sente tale ma è nata nel corpo di un maschio e fin da piccola ha dovuto lottare contro divieti e pregiudizi. La sua è una storia di libertà, di coraggio e di forza, raccontata poi in un documentario.

Chi è Coy Mathis

Coy ha sempre saputo di essere una donna, fin da quand’era piccolissima. “Da quando aveva 18 mesi si sente una femminuccia” racconta la madre “dai 4 anni ha iniziato a volersi vestire come una bambina e a parlare di sé al femminile.

A non voler uscire di casa se aveva indosso vestiti da maschio, a giocare solo con bambole e a non mostrare alcun interesse per dinosauri, macchine e mostri”. Ma i suoi genitori hanno subito accettato la sua identità: “abbiamo portato Coy all’American Psychiatric Association dove le è stato diagnosticato un disturbo dell’identità di genere“. Questo disturbo è stato in seguito rimosso dalla lista delle malattie mentali: l’identificarsi con un genere diverso da quello di nascita non è una malattia e non può essere pertanto modificata o “curata”.

Ma se la mamma e il papà hanno di fatto cominciato a considerare Coy come chiedeva, ovvero una bambina, non così non è stato per molte altre persone che conoscevano Coy. Se alla scuola materna Coy poteva usare tranquillamente il bagno delle femmine e i suoi compagni di classe e insegnanti l’avevano da subito accettata come bambina, la situazione si complica alle scuole elementari. A metà dicembre 2012, la Fountain-Fort Carson School ha informato i genitori di Coy che alla bambina sarebbe stato impedito di usare il bagno delle ragazze dopo la pausa invernale.

Nonostante gli sforzi della famiglia Mathis per convincere l’istituto, questo non cambiò idea. I genitori di Coy l’hanno quindi tenuta a casa da scuola e nel febbraio 2013 hanno presentato un reclamo alla Colorado Civil Rights Division per conto di Coy. Il Dipartimento di Giustizia per i Diritti Civili del Colorado diede ragione a Coy: “non permettendo a Coy di utilizzare bagno delle bambine, la scuola ha creato un ambiente pieno di molestie” e l’istituto scolastico ha inoltre dimostrato “una mancanza di comprensione della complessità della questione transgender”, si legge nella sentenza.

Questa fu una decisione molto importante per tutti i giovani come Coy: per la prima volta negli USA si affermava che gli studenti transgender dovevano essere autorizzati a usare bagni che corrispondessero a quello che sono.

“Il suo futuro sarà migliore se Coy e tutti i bambini come lei da oggi in poi non dovranno più avere nulla di cui vergognarsi”, ha detto Kathryn Mathis, la madre di Coy, che ha festeggiato la decisione del dipartimento di Giustizia del Colorado con una grande festa in cui la piccola transgender si è presentata vestita con una canottiera di paillettes, jeans e scarpe da ginnastica di tela rosa.

La storia di Coy è diventata poi un documentario: Growing Up Coy, del 2016 diretto da Eric Juhola e prodotto da Still Point Pictures.

Il film nel 2016 è stato presentato al Human Rights Watch Film Festival aggiudicandosi i premi “Best Documentary” al Raindance Film Festival e al BendFilm Festival. Nel gennaio 2017, il film è stato distribuito in tutto il mondo su Netflix.