Concita De Gregorio è una figura centrale del panorama giornalistico italiano: conosciuta per il suo lavoro in carta stampata ma anche per le conduzioni in radio e in televisione, ha costruito una carriera segnata da impegni editoriali importanti e da scelte pubbliche nette. Nato il bisogno di raccontare storie con rigore l’ha spinta a ricoprire ruoli di primo piano, fino a diventare la prima donna a dirigere il quotidiano L’Unità, esperienza che ha segnato il suo profilo professionale e il dibattito sul ruolo del giornalismo in Italia.
Nata a Pisa il 19 novembre 1963, Concita è cresciuta a Livorno in una famiglia con radici toscane e catalane: sua madre, Maria Concha, e suo padre, il magistrato Paolo De Gregorio, hanno influenzato il suo senso civico e la sua attenzione al tema della giustizia. Dopo il liceo classico Niccolini Guerrazzi e la laurea in Scienze politiche, ha mosso i primi passi nel giornalismo tra radio e tv, entrando poi nel mondo dei quotidiani con collaborazioni che dal 1985 la portarono a lavorare per Il Tirreno e successivamente per La Repubblica.
Percorso professionale e pratiche editoriali
Il cammino professionale di Concita De Gregorio è caratterizzato da una costante alternanza tra stampa, radio e televisione. Nel 2008 ha assunto la direzione de L’Unità, ruolo che ha mantenuto fino al 2011 e che l’ha resa figura centrale nella discussione pubblica sulle politiche editoriali e sulla pluralità dell’informazione. In televisione ha condotto programmi culturali come il ciclo su Rai 3, e inchieste come FuoriRoma, mentre in radio è stata volto di programmi su Radio Capital. La sua esperienza dimostra come il mestiere del giornalista possa declinarsi su più piattaforme: stampa tradizionale, approfondimento televisivo e format radiofonici con un approccio che unisce cronaca e analisi culturale.
Dalla scrittura alla conduzione
Tra i tratti distintivi del suo lavoro c’è la capacità di coniugare inchiesta e racconto. Il passaggio dalla redazione alla conduzione ha significato, per Concita, affrontare la complessità quotidiana con strumenti diversi: dalla pagina scritta al ritmo della voce. Ha condotto programmi di approfondimento come Pane quotidiano e format di attualità, fino alla collaborazione con La7 in In Onda insieme a David Parenzo. Questo percorso testimonia la versatilità di una professionista che ha scelto di sperimentare formati differenti per mantenere vivo il legame con il pubblico.
Controversie legali e responsabilità editoriali
La direzione de L’Unità ha comportato anche sfide legali rilevanti: durante il suo mandato sono state intentate contro la testata circa 145 azioni legali per diffamazione, promosse da vari esponenti politici, tra i quali figura anche il nome di Silvio Berlusconi. Concita ha raccontato pubblicamente le conseguenze economiche di quelle vicende, spiegando di aver sostenuto spese ingenti per risarcimenti e dichiarando di aver versato somme che, fino a marzo 2026, ammontavano a circa 2 milioni di euro. Il tema ha riaperto il dibattito su chi debba rispondere materialmente in caso di condanne: il giornalista, il direttore o l’editore?
Una richiesta di tutela per il mestiere
Di fronte a queste vicende, Concita ha più volte sollevato la questione delle responsabilità: ha sostenuto che sia necessario introdurre norme che impediscano ai giornalisti di farsi carico dei debiti o delle condanne quando l’editore fallisce. In varie interviste ha definito questa esigenza come principio di civiltà e di tutela del lavoro giornalistico, sottolineando come la certezza di una protezione normativa sia fondamentale per la libertà d’inchiesta e per la qualità dell’informazione.
Vita privata, salute e produzione letteraria
Sul piano personale, Concita è sposata con il collega Alessandro Cecioni, giornalista specializzato in cronaca nera, con il quale ha quattro figli: Bernardo, Lorenzo e Pietro, oltre a una figlia adottata. La coppia condivide la passione per l’inchiesta e il racconto; Cecioni è autore, insieme a Gianluca Monastra, del volume Il Mostro di Firenze – ultimo atto. Concita vive a Roma, nel quartiere di Roma Sud, e mantiene un profilo pubblico misurato ma presente, anche sui social dove interagisce con i lettori.
Negli ultimi anni ha reso note anche questioni personali legate alla salute: in un’intervista a Belve ha raccontato di aver affrontato un cancro, operato nell’agosto 2026, e di aver seguito terapie successive, spiegando con schiettezza come la malattia abbia fatto parte di un anno impegnativo ma non definisca la totalità della sua vita. È autrice di numerosi libri, tra cui Non lavate questo sangue, Una madre lo sa. Tutte le ombre dell’amore perfetto, Cosa pensano le ragazze, In tempo di guerra e La cura, e alcuni suoi articoli sono raccolti in Giornalismo italiano 1860-2001. Il suo percorso resta un esempio di come la professione possa intrecciarsi con la responsabilità civile e con le scelte personali.


