Come gestiscono il ciclo mestruale le astronaute?

Olga Luce

Olga Luce, nata a Napoli nel 1982, è diplomata al liceo classico. Scrive di cronaca, costume e spettacolo dal 2014. Il suo motto è: il gossip è uno sporco lavoro, ma qualcuno deve pur farlo (quindi tanto vale farlo bene)! Ha collaborato con Donnaglamour, Notizie.it e DiLei. Oggi scrive per Donnemagazine.it

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Il ciclo mestruale delle astronaute è un problema non da poco, che deve essere gestito al pari di moltissimi altri piccoli e grandi problemi a cui coloro che si addestrano per andare nello spazio devono riuscire a risolvere in orbita e con mezzi limitati.

Un tempo, quando le missioni spaziali erano al principio del loro sviluppo, il problema di gestire il ciclo mestruale delle astronaute aveva fatto schierare molti esperti (tutti uomini) contro l’utilizzo di equipaggio femminile per le missioni in orbita. Oggi, che le cose sono molto cambiate, il problema si porrà soltanto quando sbarcheremo su Marte.

Il ciclo mestruale delle astronaute

Samantha Cristoforetti appena due anni fa ha portato l’attenzione mediatica sulle donne astronaute grazie alla sua lunga missione nella Stazione Spaziale Orbitante.

La Cristoforetti ha trattato moltissimi punti della vita quotidiana all’interno della Stazione Spaziale con estrema intelligenza e soprattutto con grandissimo carisma, riuscendo a fare un lavoro di divulgazione scientifica e di informazione che raramente aveva avuto un così ampio riscontro.

Su internet è possibile vedere ancora video di Samantha che illustrano i complessi sistemi di preparazione del cibo, quelli finalizzati ad assicurare l’igiene degli astronauti e un confortevole riposo nelle ore destinate al sonno.

AstroSamantha però non ha mai risposto a una domanda che si sono fatti milioni di persone in tutto il mondo.

Come fanno le astronaute a gestire il ciclo mestruale? La risposta è di una semplicità disarmante: lo bloccano. Le missioni spaziali non durano mai più di qualche mese. Per il tempo trascorso in orbita le ragazze astronaute hanno la possibilità di assumere pillole a base di estrogeni che semplicemente impediscono l’ovulazione e quindi bloccano il flusso mestruale, che riprende normalmente una volta che le ragazze, tornate sulla terra, interrompono l’assunzione delle pillole.

E gli assorbenti?

Se per qualche motivo fosse impossibile assumere medicinali a base di ormoni, le astronaute potranno semplicemente utilizzare gli assorbenti come fanno sulla terra. Il ciclo mestruale infatti non subisce variazioni a causa dell’assenza di gravità e il corpo espelle lo stesso i fluidi che lo costituiscono. Si tratta di un fatto più unico che raro: tutto il resto della circolazione sanguigna umana, nello spazio si “impigrisce” anche a causa del fatto che i muscoli vengono utilizzati molto meno che sulla terra e, pertanto, il flusso mestruale avrebbe potuto risultare alterato proprio da questo.

Non accade.

Le missioni su Marte

Dal momento che i viaggi su Marte sembrano ormai destinati a essere realizzati in un futuro molto prossimo, ci si sta anche ponendo il problema della gestione delle mestruazioni per periodi di tempo così lunghi: un viaggio fino a Marte occuperebbe, con i mezzi a nostra disposizione oggi, almeno 3 anni terrestri di viaggio, quindi ben 36 mesi e 36 cicli. E’ improponibile che una donna assuma ormoni atti a bloccare il ciclo per un periodo di tempo così lungo, e allo stesso tempo la quantità di assorbenti che sarebbe necessario caricare a bordo della navicella spaziale sarebbe estremamente ingente: come si vede, ci sono ancora problemi da risolvere prima di poter mandare comodamente una ragazza terrestre a zonzo su Marte, ma non disperiamo.