Christian Dior: haute couture 2010

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Stavolta è toccato a Christian Dior aprire la settimana di Haute Couture a Parigi: prima della sfilata, si sentiva nell’aria l’eccitazione indaffarata di un atelier d’altri tempi, quell’atmosfera febbrile che ha sempre distinto la maison durante gli eventi di moda. I modelli di alta sartoria firmati dall’effervescente John Galliano per la stagione invernale 2010, sono stati presentati in anteprima al pubblico presente in sala.

Dior è riuscito a ricreare, con abile regia, i ritmi che caratterizzavano il settore fashion agli inizi del proprio sviluppo, ormai sostituiti dal gigantismo dei moderni fashion-show dove nel back-stage si muovono designer e stylist, coadiuvati da esperti tecnici delle luci e dei suoni. L’ultimo messaggio del brand di Avenue Montaigne, insomma, è quello di dimenticare almeno per un attimo le tecnologie avanzate per immergersi in un piccolo spettacolo intitolato febbre da camerino: le indossatrici non hanno finito di vestirsi, e sembra quasi che qualcuno le abbia spinte in scena in anticipo: loro hanno camminato ancheggiando, con la mano sul fianco, con tanto di cappello, ma in giacca e sottoveste, gonna e reggiseno.

Fucsia, viola, giallo, arancio, rosa carne: questa alta moda finalmente non teme i colori e usa il nero solo per velare di organza le giacchine bar (il corto modello avvitatissimo che fu lanciato dallo stesso fondatore della casa di moda). Inoltre, in tale collezione sono stati surclassati del tutto i pantaloni: le vere protagoniste sono le gonne, ricamatissime e lavoratissime, rigonfie di drappeggi incrociati e poi strette al ginocchio, stratificate di tulle come dolci millefoglie, ondeggianti di cannoni godet e più sexy che mai.

In realtà sono proprio Dior e Galliano ad aver ingigantito per primi i meccanismi della moda e le scenografie in passerella (indimenticabile quella chilometrica allestita a Versailles),che oggi invece tornano alle origini: forse è la crisi che spinge a ridurre lo spettacolo ed i relativi costi, ma dato che la maison non può permettersi di ammettere esplicitamente il difficile andamento del mercato, ecco l’escamotage di riportare la sfilata nella sede storica di Dior riducendo gli invitati (da 800 della scorsa stagione a 200) ed esaltandone la fantasia con guepiere, corsetti e reggicalze, portati estrosamente su tailleur costosissimi (le cifre di questa moda hanno quattro e anche cinque zeri) e magistrali abiti da sera.

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