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5 Giugno 2026

Bulldog mantiene la certificazione cruelty free per la vendita nella Cina continentale

Bulldog skincare è il primo marchio internazionale di cura della pelle ad aver conservato la certificazione cruelty free pur vendendo nella Cina continentale grazie a un accordo pilota che elimina i test sugli animali sul mercato locale.

Bulldog mantiene la certificazione cruelty free per la vendita nella Cina continentale

Bulldog Skincare ha annunciato un passo significativo nella sua politica etica: il marchio entrerà nel mercato della Cina continentale senza rinunciare allo status di prodotto cruelty free. Questo risultato è il frutto di un progetto pilota sostenuto da diversi enti e da un accordo locale che garantisce la tutela dei prodotti lungo tutto il ciclo di commercializzazione.

La decisione rappresenta una scelta strategica e morale per un’azienda che, fin dalla sua fondazione, ha posto al centro delle proprie scelte il benessere degli animali e la sostenibilità ambientale. Anche di fronte all’attrattiva di un mercato di grandi dimensioni, il brand ha rifiutato compromessi sulla sperimentazione animale e ha cercato soluzioni concrete per mantenere la propria identità etica.

Il progetto pilota e gli enti coinvolti

L’accesso al mercato cinese è stato possibile grazie a un progetto pilota nato da una collaborazione tra organizzazioni del settore, autorità locali e hub industriali. Parte di questa iniziativa ha visto l’impegno di organizzazioni come Cruelty Free International e partner cinesi, insieme a strutture territoriali come il Shanghai Fengpu Industrial Park e l’area nota come Oriental Beauty Valley. L’accordo definisce meccanismi di supervisione che impediscono l’esecuzione di test sugli animali sui prodotti venduti.

Come funziona la supervisione sul mercato

La peculiarità del progetto risiede in un sistema di controllo e supervisione applicato ai prodotti già sul mercato: grazie a un accordo unico tra le parti, le autorità locali si impegnano a non sottoporre i lotti a test animali durante la loro vendita nel territorio coinvolto. Questo approccio rappresenta un’alternativa operativa al requisito tradizionale che impone test obbligatori per alcuni cosmetici importati, consentendo a marchi certificati di mantenere lo status cruelty free senza rinunciare alla presenza commerciale.

Dichiarazioni e impatto commerciale

Il fondatore di Bulldog ha ribadito l’impegno dell’azienda nel non scendere a compromessi quando si tratta di sperimentazione animale. Secondo la leadership del brand, l’opportunità di entrare in Cina è stata valutata esclusivamente quando sono emerse soluzioni che preservassero la certificazione etica. La mossa è vista anche come un potenziale precedente: se il progetto avrà successo, altre aziende internazionali che adottano politiche cruelty free potrebbero seguire lo stesso percorso per accedere al mercato cinese senza rinunciare ai loro principi.

Dal punto di vista commerciale, l’ingresso sul territorio è stato programmato con una distribuzione mirata: i prodotti saranno disponibili presso punti vendita selezionati a Shanghai, in particolare nelle catene retail che si occupano di cosmetica e cura personale. L’annuncio include la tempistica che prevede la presenza sullo scaffale a partire dalla fine del 2019quando saranno attive le procedure logistiche e promozionali definite nell’accordo.

Conseguenze per il settore cosmetico

Questo sviluppo potrebbe modificare l’ecosistema delle importazioni cosmetiche in Cina: l’esistenza di un meccanismo che evita obblighi di test sugli animali durante la vendita offre una strada concreta per i marchi che insistono su pratiche etiche. Allo stesso tempo, il successo della sperimentazione pilota resterà sotto osservazione sia dalle organizzazioni per la protezione animale sia dagli operatori del mercato, perché il modello dipende da impegni ufficiali e da una corretta applicazione dei protocolli di supervisione.

In sintesi, l’operazione congiunta tra Bulldog, i partner internazionali e le autorità locali ha prodotto una soluzione che coniuga espansione commerciale e coerenza etica. Il caso rappresenta un esempio pratico di come si possano trovare alternative ai tradizionali requisiti normativi senza compromettere i valori aziendali.

Per i consumatori attenti alla sostenibilità e alla tutela animale, questa notizia offre un segnale importante: è possibile che sempre più brand trovino modalità che permettano la vendita in mercati complessi rispettando allo stesso tempo gli standard cruelty free che li contraddistinguono.

Autore

Camilla Fiore

Camilla Fiore, da Verona, annotò la prima review dopo aver testato un siero durante la Fiera della Cosmesi: quell’articolo cambiò la linea editoriale dedicata alla prova prodotto. Propone rubriche con taglio rigoroso e porta in redazione la precisione di chi colleziona vecchi campionari.