Bulimia: come riconoscere i sintomi ed evitare le conseguenze

La bulimia ai giorni nostri è un problema che affligge una percentuale non indifferente di popolazione.

In questo articolo andremo ad analizzare i sintomi ed a scoprire come evitare le conseguenze di un problema che ai nostri tempi affligge una vasta percentuale di popolazione, soprattutto femminile: la bulimia.

Come riconoscere i sintomi della bulimia

Per riconoscere quella che è diventata una vera malattia che colpisce sia dal punto di vista fisico che psicologico chi ne soffre così come per ogni altro disturbo abbiamo una serie di sintomi da non trascurare:

  • Preoccupazione eccessiva per il proprio peso corporeo ed analisi ossessiva delle forme dello stesso.
  • Ricorrenti abbuffate fuori dal controllo della persona che dovranno verificarsi con una certa frequenza in un determinato lasso di tempo.
  • Le abbuffate potrebbero presentarsi anche in un periodo differente da quello in cui si manifesta il problema.
  • Comportamento compensatorio riguardo le grandi abbuffate che andrà a sfociare in episodi frequenti di vomito autoindotto tramite pratiche che andranno anche ad intaccare la sfera psicologica dell’individuo.

Nella bulimia avremo a che fare con comportamenti autolesivi che molto spesso sfociano nell’utilizzo di farmaci senza prescrizione di un professionista ed assunti in quantità decisamente sproporzionata rispetto a quelle che dovrebbero essere le direttive di comune assunzione di questi ultimi.

Si verrà quindi a creare un circolo vizioso in cui la persona ripeterà le azioni di abbuffata-senso di colpa-vomito autoindotto.

Il vomito autoindotto darà una sensazione temporaneo di benessere fisico, o almeno, di minor malessere derivato da abbuffate fuori dalla corretta dieta dell’ammalato. Le abitudini alimentari cambiano in maniera troppo evidente, tanto da portare l’individuo affetto da bulimia a dover ricercare sempre nuove fantomatiche diete che secondo lo stesso andranno a risolvere il problema dell’eccessivo peso o almeno della percezione di quest’ultima che, nella maggior parte dei casi, avviene in maniera inconsapevole.

Un’altra delle cure autoprescritte riguarda la pratica di un’eccessiva attività fisica che in mancanza di un’appropriato regime alimentare non farà altro che andare ad aumentare gli squilibri fisici dell’affetto da bulimia generando dolori muscolari, ma anche a carico della struttura scheletrica del praticante.

Quali sono le conseguenze della bulimia sulla vita quotidiana

Il problema della bulimia attacca la psiche di chi ne soffre in maniera non indifferente. Saranno frequentissimi i pensieri colpevolizzanti riguardo anche normali assunzioni di cibo, infatti, chi ne soffre si ritroverà ad analizzare i proprio stati per poi andare a ”risolverli” con lunghi digiuni che non faranno altro che generare pensieri di inadeguatezza con se stessi e con la percezione che si ha della propria persona.

Non di rado gli affetti da bulimia (che nella maggior parte dei casi è dovuta ad un eccessivo stato nervoso e che quindi prenderà il nome di bulimia nervosa) presentano gravi scompensi nella sfera cognitiva e necessitano, quindi, di cure a livello alimentare, ma anche psicologico. L’immagine di se stessi cambia infatti si va ad osservare anche un problema di dismorfofobia (errata percezione visiva della propria forma fisica) negli affetti da bulimia. Un insieme di problemi che minacciano la stabilità del bulimico privandolo, a volte, di una sana vivibilità della giornata.

Le possibili cure

Tra le principali cure per la bulimia troviamo un insieme di farmaci che hanno lo scopo di ristabilire la tranquillità e di diminuire la frequenza per quanto riguarda i pensieri depressivi ed autolesivi nella mente del paziente. Andremo quindi ad osservare l’impiego di farmaci antidepressivi appartenenti alla categoria degli inibitori selettivi della ricaptazione della serotonina (sostanza che permette all’essere umano di avere una completa tranquillità fisica e mentale, prodotta in maniera automatica dal nostro corpo, ma che, in caso di ridotta fabbricazione della stessa, dovrà essere implementata dall’esterno).

I farmaci antidepressivi hanno dimostrato di riuscire a dimezzare la frequenza degli episodi di abbuffata in un periodo relativamente breve (poche settimane), di migliorare l’umore del paziente riducendo di conseguenza anche gli episodi di vomito autoindotto. La sfera cognitiva andrà man mano a riscoprir la capacità di avere una buona percezione degli stimoli esterni, ristabilendo così una normale quotidianità nella vita del paziente bulimico con una drastica riduzione degli episodi di eccessivo nervosismo.

Oltre ai farmaci, molto spesso, l’approccio al problema è di tipo psicoterapeutico, infatti psicologi e psichiatri aiuteranno il paziente a ritrovare il proprio benessere tramite psicoterapia cognitiva-comportamentale. Si dovrà quindi seguire un percorso di analisi effettuato da una figura esperta nel settore e capace di mostrare al beneficiario le cause e le conseguenze dei propri, errati, comportamenti. Si riceveranno una serie di informazioni che metteranno il paziente al corrente di ciò che sta avvenendo nella propria sfera psichica e nel corpo, in modo da rendere l’individuo realmente partecipe e motivato nel raggiungere la propria guarigione.

Lo psicoterapeuta cercherà di ridare al paziente una giusta valutazione di se stesso, andrà ad illustrare le motivazioni per cui alcuni comportamenti sono da ritenersi sbagliati cercando contemporaneamente di ristabilire la routine riguardante la dieta personale e la frequenza dei pensieri ossessionanti nella persona affetta da bulimia. Infine il terapeuta andrà a stabilire dei comportamenti da ripetere affinché non ci sia una ricaduta del paziente e per quindi, non rendere vane le cure offerte.

Sarà indispensabile riuscire a tenere una viva attenzione dell’ammalato ed un sano impegno per la ”rinascita” di se stessi! Il problema della bulimia, così come altri riguardanti il proprio aspetto fisico è frutto della grandissima manipolazione dei media, abbiamo visto però che esistono possibili cure e metodi che aiutano il paziente nel percorso di guarigione. Certo, bisogna prendere in tempo il problema affinché ci sia una migliore stabilità della persona, ma ”prevenire è sempre meglio che curare”.

Scritto da Francesco Fini
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