L’autunno 2026 segna una svolta per chi ama i capelli alti e scenografici. Dopo stagioni dominate dal minimalismo e da look quasi liquidi, il panorama beauty guarda verso l’alto: il Beehive riemerge con una presenza trionfale ma con una leggerezza che lo rende adatto al gusto contemporaneo. Il ritorno di questa icona degli anni ’60 dimostra come le mode possano reinventarsi, mantenendo la struttura di base e aggiungendo una morbidezza che evita l’effetto “cofana da museo”. Scopriamo le radici storiche di questo bouffant, le reinterpretazioni più recenti e i consigli per indossarlo con stile.
Le origini del Beehive: dal progetto di Margaret Vinci Heldt al boom degli anni ’60
Nel 1960, la parrucchiera statunitense Margaret Vinci Heldt ricevette la sfida dalla rivista Modern Beauty Shop di creare un’acconciatura che rispecchiasse il nuovo decennio. Il risultato fu un raccolto verticale costruito sulla sommità della testa mediante una tecnica di cottonatura intensa, che conferì al capo una forma a “alveare”. Il nome Beehive nacque proprio dalla somiglianza con le cellette delle api, e subito divenne simbolo di una femminilità sofisticata e deliberatamente artificiale.
La visione di Margaret Vinci Heldt
Heldt immaginò un volume che potesse stare in equilibrio tra eleganza e teatralità. La sua cotonatura ricopriva la testa come una struttura di supporto, mentre i capelli venivano poi modellati per creare una corona rotonda e alta. Il risultato fu una silhouette capace di allungare il viso e di catturare l’attenzione, adatta sia a occasioni formali sia a set fotografici. Il Beehive divenne subito un simbolo di innovazione tecnica nella stiratura e nella modellatura dei capelli.
Le icone che hanno definito il bouffant
Il Beehive ebbe un’adozione rapida tra le star dell’epoca. Dolly Parton lo rese un vero e proprio marchio di fabbrica, mentre Audrey Hepburn lo trasformò in un gesto di raffinata eleganza. Brigitte Bardot aggiunse una nota di sensualità, e negli anni ’70 la cotonatura fu reinterpretata da icone come Dusty Springfield e Ronnie Spector, che conferivano al bouffant un tono più drammatico. Decenni dopo, Amy Winehouse ne esaltò l’altezza, facendolo diventare parte integrante del suo look ribelle e riconoscibile.
Il Beehive nell’autunno 2026: una rivisitazione più morbida
Questa stagione, il Beehive rientra tra le tendenze più amate, ma con una volontà di leggerezza che lo differenzia dalle versioni storiche. La struttura rimane alta e concentrata sulla sommità, ma la superficie è meno levigata: ciocche sfuggenti e una texture delicata creano l’illusione di movimento. Celebrità come Lily Collins grazie al suo ruolo in “Emily in Paris”, hanno mostrato al grande pubblico la nuova interpretazione, mentre ZendayaGigi Hadid e Dua Lipa hanno dimostrato che un bouffant rivisitato può convivere con un’immagine decisamente contemporanea. Serena D’Angelo direttrice del salone TONI&GUY di Bologna, conferma che il trend odierno “abbraccia la ramezia del passato, ma la rende più fluida e meno rigida”.
Per ottenere il Beehive moderno è fondamentale partire da una cottonatura ben ancorata alle radici, ma nascondere la struttura interna con una finitura liscia. Si consiglia di usare un hairspray a tenuta media così da mantenere la forma senza renderla troppo incasinata. Una volta creato il volume di base, si possono lasciar libere alcune ciocche intorno al viso per ammorbidire il profilo; questo accorgimento è particolarmente utile per visi rotondi, poiché il volume superiore aiuta a slanciarli. Il Beehive può essere realizzato su capelli lunghi, medi o addirittura trasformato in una mezza coda dove la parte superiore rimane strutturata e la parte inferiore è sciolta. È importante evitare l’eccesso di prodotti lucidi, optando per una leggera vernice opaca che mantenga la lucentezza naturale dei capelli.



