Aspettando “Mistero” di Enrico Ruggeri: le contro risposte/domande all’intervista di Libero

UPDATE 10 LUGLIO: Qui le riflessioni sulla seconda puntata e il video dell'autospia sul coniglio. Ops, sul feto alieno.

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UPDATE 2 luglio: Svelato il mistero. Ecco il recosonto della prima puntata.

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Non me ne voglia Enrico Ruggeri, ma leggendo l'intervista che ha rilasciato a Libero mi sono posto delle controdomande e mi sono rimbalzante in zucca delle controrisposte.

Riporto quindi l'intervista con qualche inserto in corsivo partorito dal sottoscritto.

No, dico, rendetevene conto: la televisione è talmente ridotta male nel periodo estivo che un programma come Mistero sta occupando spazio su Tele dico io.

Ma veniamo all'intervista.

Come mai non l'abbiamo vista sul palco (del concerto romano in favore dell'Abruzzo)?
«Inizialmente, dovevo esserci: sono molto sensibile a questi temi. Basti pensare che con la Nazionale Cantanti ho superato i 100 milioni di euro dati in beneficenza.

Ma nel caso del concerto romano, l'Abruzzo era finito per passare in secondo piano. E quindi ho dato forfait».

Mi sono sempre chiesto quanto sia difficoltoso fare beneficenza sgambettando in un campo come quello di San Siro, ad esempio, per 90 minuti. Io farei beneficenza tutti i giorni giocando su quel manto erboso. E pensare che invece devo pagare un campetto in erba sintetica per dare quattro calci al pallone.

Detto questo non mi sembra un esempio di beneficenza sudata. Cioè, sudata sì. Ma non un esempio calzante per parlare di sensibilità nei confronti di queste tematiche. E poi nelle Partite del Cuore non passa in secondo piano l'obiettivo dell'incontro? Chiedo è… non ho mai giocato a San Siro. 

Ci spieghi meglio.
«In concerti come questi, è normale che gli artisti vengano scalettati per importanza: prima, alle 19, si esibiscono i meno famosi; dalle 20 i "non bigghissimi" come il sottoscritto e poi, sul tardi, le star. Nel caso del concerto romano le gerarchie mi sembravano politicizzate: dopo di me cantavano artisti che non erano certo più famosi, ma semplicemente erano più di sinistra di me».

E chi erano questi artisti che ti avrebbero ciulato il posto? Ora vado a controllare.

Sta dicendo che non era sufficientemente rosso per essere considerato big?
«Esattamente. Allora ho detto: va bene, fatevelo voi il concerto. E me ne sono andato. Al contrario, ho aderito volentieri a "Domani": un progetto animato da una spontaneità superiore. Grazie a un ammirevole lavoro di postproduzione, sono riusciti a fare cantare 50 artisti!».

Sì, domani… appunto. Quello sì che è un esempio di gerarchie. Non politiche, ma musicali.

La tv almeno le rende giustizia: il direttore di Italia1 ha programmato "Mistero" il mercoledì, in prima serata.
«Sì, in un certo senso è una promozione. Per adesso tutte le trasmissioni che ho fatto sono andate molto bene…».

Vero, in seconda serata però. E poi le promozioni televisive estive non sono mai promozioni, sono tattiche di "tappabucamento con chi c'è a disposizione". Un po' come le sostituzioni estive nei giornali. Ti illudi, ma poi a settembre ritorni da dove eri venuto.

Ammetterà, però, che stavolta il tema non è originalissimo: il paranormale è un filone molto battuto, soprattutto d'estate…
«In realtà non mi sono mai distinto per i contenuti. A "Il Bivio" abbiamo affrontato argomenti già trattati in molte altre trasmissioni, mentre a "Quello che le donne non dicono" ho intervistato delle donne. Non rivendico alcuna originalità dal punto di vista strutturale. Semmai, a essere controcorrente è l'approccio».

E vedremo questo approccio, allora. Per ora il mistero estivo rimane.

La differenza starebbe nella conduzione?
«Non essendo io un televisivo, ho un approccio alternativo. Mi pongo come un curioso, che indaga e pone domande. Solitamente quando le persone si raccontano in tv finiscono per sentirsi un po' usate. Invece con me, a "Il Bivio", tutti gli ospiti mi ringraziavano perché si sentivano tutelati».

Ma lasciamo perdere Il Bivio, dai. 

Rispetto ai vari "Enigma" e "Voyager", come si distinguerà il suo approccio?
«Non saprei: francamente non ho mai visto questi programmi, perché la sera esco, suono o faccio altro. In generale, la mia ricetta resta sempre la stessa: curiosità, rispetto e un pochino d'impertinenza».

Quando si dice un uomo preparato. Quando si dice un uomo che non sa cosa sia lo snobismo.

I "conduttori non televisivi" sono decisamente aumentati in tv: l'ex dj Francesco Facchinetti, la ballerina Rossella Brescia…
«C'è sicuramente bisogno di qualcosa di nuovo. Con la frammentazione dell'offerta e il moltiplicarsi delle piattaforme, è finita l'era dei programmi che piacciono incondizionatamente. E insieme a loro è morta la figura del conduttore – asso piglia tutto, come potevano essere Pippo Baudo o Mike Bongiorno. Aumenteranno invece le persone che fanno tv e che portano il loro linguaggio in video».

Eh, sì, è proprio vero. Non so, hai qualche esempio? No perchè io non ne ho. Ma poi, perdonami, se si è fuori a suonare o a fare altro come si fa a vedere l'omicidio dei conduttori pigliatutto?

Una persona che stima particolarmente?
«Trovo emblematico il caso di Neri Marcorè: è una persona molto spiritosa e garbata, che passa dall'imitazione di Gasparri alla conduzione di "Un pugno di libri". Ma è la tv che dà spazio a Marcorè, non viceversa».

Bene. Giusto. Bravo. Infatti Marcorè, proprio grazie a queste sue caratteristiche, lo vediamo ben poco, se non sotto forma di fiction o di intervista barbarica.

Di certo i suoi programmi si contraddistinguono per l'essenzialità. Stavolta non ha voluto nemmeno lo studio, preferendo il Parco Museale Pagani di Castellana.
«È una provocazione, dettata dal mio animo punk: ho voluto fare uno sberleffo a tutti coloro che vanno in tv spendendo un sacco di soldi. Come se per condurre fosse imprescindibile avere dietro una corte dei miracoli, con tanto di nani e ballerine».

Oppure il budget per la trasmissione estiva non era dei più alti?

Intervista finita.

Detto questo Enrico Ruggeri mi sembra un'ottima persona. Per intenderci, una birra con lui la berrei molto volentieri. Non riuscirò mai ad abituarmi, tuttavia, alla sua rinascita in veste di conduttore.

Scritto da Style24.it Unit
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