Arriva il primo film italiano in 3D, ed è anche low-cost

Parking Lot, primo film italiano in 3D, e anche low cost! Tutti i dettagli su Blogosfere Spettacoli

Chi si ricorda di Avatar, il megablockbuster di James Cameron, costato miliardi e che incassò altri miliardi, solo in misura massicciamente maggiore? Io di sicuro, dato che ne scrissi una recensione ben poco entusiasta, ma sono sicuro anche tutti voi.

Fatto sta che dall’uscita di quel film la tecnologia 3D ha preso piede sempre di più nel mondo cinematografico.

Abbiamo avuto cartoni animati in 3D (Up, per dirne uno), film erotici (Sex and Zen 3D), film porno, progetti autoriali (le prossime opere di Martin Scorsese e Werner Herzog).

Ora arriva il primo film italiano completamente in tre dimensioni, e si tratta anche di una tecnica estremamente low-cost!

Presentato ufficialmente al Taormina Film Fest, Parking Lot, diretto da Francesco Gasperoni, è costato appena 150 mila euro ma le spese non sono state coperte esclusivamente dalle macchine da presa digitali necessarie per catturare la profondità di visione (qualunque cosa questa formula voglia dire): il rivoluzionario metodo di Gasparoni è nato dopo che questi ha acquistato da Toys (negozio di giocattoli) una scatola di Lego Tecnic, con la quale ha realizzato un prototipo.

Partendo da questo modello è stato poi creato il Rig, apparecchiatura che pesa 2 kg e che consiste in due cineprese unite da un’asticella e che costa infinitamente meno di altre metodologie.

Effettivamente c’è da capire quanto sia produttivo visivamente questo marchingegno: insomma, se davvero si può paragonare anche alla lontana a ciò che si vede in Thor, per dire un caso recente. Fosse così si tratterebbe di una bella rivoluzione in ambito produttivo, che porterebbe una tecnologia al momento costosissima alla portata di tutti.

Il film è stato definito un reality thriller e parla di una donna che non riuscendo più a trovare la propria macchina rimane intrappolata in un parcheggio, nel quale si scatena una caccia all’uomo furibonda.

A chi gli chiede perché ha scelto di girare questa storia in questo modo il regista ha risposto: “Perchè il 3D è meglio, ed è la realtà. Noi viviamo, ci muoviamo, facciamo tutto in 3D“.

Risposta veritiera, anche se non proprio così puntuale: mi ricordo di un’amica che, inforcati gli occhialini atti alla visione tridimensionale, esclamò “Ecco, finalmente ti vedo in 3D!”. E purtroppo non scherzava…

Scritto da Style24.it Unit
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