Chi era Anna Politkovskaja: tutto sulla giornalista russa assassinata nel 2006

Uccisa con cinque colpi di pistola nell'ascensore del suo palazzo, la Politkovskaja è stata autrice di molte inchieste importanti in Russia.

Giornalista in prima linea nell’affrontare inchieste in difesa dei diritti umani, modello di riferimento per altri professionisti del settore, uccisa nel 2006 mentre rientrava a casa. Ecco chi era Anna Politkovskaja, il cui omicidio ancora irrisolto, ebbe grandissimo risalto sulla stampa di tutto il mondo.

Chi era Anna Politkovskaja: biografia

Anna Politkovskaja è nata il 30 agosto 1958 a New York da due diplomatici sovietici di nazionalità ucraina. Nel 1980 si è laureata all’università di Lumonosov a Mosca con una tesi sulla poetessa Marina Cvetaeva. Nel 1982 ha iniziato la sua carriera giornalistica scrivendo per la testata Izvestija, dove è rimasta sino al 1993.

Dal 1994 è passata al giornale Obščaja Gazeta, in cui ricopre il ruolo di assistente dell’allora direttore Egor Jaklovev.

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Ha iniziato a seguire dal 1998 il secondo confronto il Cecenia, dove si reca come inviata per intervistare Aslan Maschadov, all’epoca neo eletto presidente. Dal 1999 ha iniziato a collaborare per la testata indipendente di orientamento liberale Novaja Gazeta e vi rimane sino alla sua morte.

Nel 2011 la Politkovskaja è costretta a fuggire a Vienna, a seguito di minacce ricevute da Sergei Lapin, un ufficiale dell’Omon da lei accusato di crimini contro la popolazione in Cecenia.

Proprio qui la giornalista si è recata spesso per supportare le famiglie delle vittime civili e per intervistare i militari russi e ceceni. Nel suo terzo libro, A Small Corner of Hell: Dispatches From Chechny, uscito nel 2003, Anna ha denunciato la guerra in corso in Cecenia e le torture subite dai cittadini per mano delle autorità russe e cecene.

Un primo tentativo di ucciderla è avvenuto nel 2004, mentre si stava recando in volo a Beslan.

Dopo aver bevuto un té a bordo, la Politkovskaja si è sentita male e l’aereo su cui viaggiava è dovuto ritornare indietro per farla ricoverare.. L’accaduto non è mai stato chiarito del tutto, anche se si suppone che si sia trattato di un tentativo di avvelenamento. Nel 2006, Anna Politkovskaja è stata brutalmente uccisa nell’ascensore del suo palazzo a Mosca.

L’assassinio

Il 7 ottobre 2006, giorno del compleanno di Vladimir Putin, la giornalista è stata uccisa con alcuni colpi di pistola nell’ascensore del suo palazzo a Mosca.

Due colpi hanno raggiunto la testa, il primo e l’ultimo. Ancora oggi non è stata fatta chiarezza sull’esecutore materiale e sul mandante. L’assassinio ha sconvolto l’opinione pubblica mondiale e ha creato dei forti sospetti nei confronti delle autorità della Russia, dove la libertà di stampa è minacciata.

Secondo una ricostruzione effettuata dal giornale Novaja Gazeta, nei mesi precedenti all’omicidio, ci sono stati dei pedinamenti. Solitamente, la giornalista, a seguito di diverse minacce ricevute, era molto attenta a eventuali stranezze, ma in quel periodo la delicata situazione familiare le aveva forse fatto abbassare la guardia. I suoi spostamenti, a causa della morte del padre e del ricovero della madre in ospedale, erano sempre gli stessi e molto prevedibili. Il killer, sempre secondo le ricostruzioni del giornale, sarebbe entrato almeno due volte nel palazzo insieme ad Anna, per effettuare ricognizioni direttamente in loco. L’epilogo è stati poi l’omicidio alle 16.01 del 7 ottobre 2006.

Stile della giornalista

La giornalista si è sempre battuta per la difesa dei diritti dei civili coinvolti nei conflitti, con la consapevolezza di diventare un possibile bersaglio. I suoi scritti sono ricchi di chiarezza, con l’intento di trasportare il lettore nella cruda realtà dei fatti raccontati. Anna non voleva creare un racconto emotivo, ma una descrizione quanto più dettagliata di quanto accadeva, non per intenerire gli animi, ma per renderli consapevoli. Leggendo i suoi scritti emerge come alcune caratteristiche del New Journalism, nato negli anni Cinquanta, siano parte del suo bagaglio culturale. C’è un attento uso di aggettivi mirati, dialoghi, per trasportare il lettore all’interno della scena.

Scritto da Chiara Caporale
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