Tra il 1955 e il 1975, Roma ha vissuto un’epoca dorata in cui la moda e il cinema si sono intrecciati in modo indissolubile, trasformando la città nella capitale internazionale dello stile. Questa storia è raccontata attraverso l’esposizione Moda in Luce 1955–1975 – Roma tra Glamour e Innovazione Industriale, ospitata ai Musei Capitolini, Centrale Montemartini, dal 26 giugno al 15.
Curata da Fabiana Giacomotti e promossa da Roma Capitale e dalla Sovrintendenza Capitolina ai Beni Culturali, l’esposizione è organizzata dall’Archivio Luce Cinecittà in collaborazione con il Ministero della Cultura. Questo progetto fa parte di una serie dedicata alle origini del Made in Italy e si concentra su un periodo in cui Roma è diventata un crocevia culturale, unendo cinema, moda e innovazione industriale.
L’Era del Glamour e dell’Innovazione
L’esposizione presenta circa 150 fotografie vintage, cinque installazioni video con materiali audiovisivi inediti, documenti, tessuti e 27 abiti originali provenienti da archivi di case di moda storiche, musei e collezioni private. Tra i nomi più illustri figurano Valentino Garavani, Karl Lagerfeld per Fendi, Roberto Capucci, Fernanda Gattinoni, le Sorelle Fontana, Irene Galitzine e molti altri.
Il percorso espositivo, progettato dall’architetto Dario Dalla Lana, ricrea l’atmosfera delle sartorie romane degli anni ’50 e ’60. Tra i pezzi esposti spiccano l’album amicorum di Angelo Litrico, con dediche e disegni di grandi nomi della moda e dell’arte, e una vasta collezione di campioni di tessuto, libri storici e riviste.
Cinema e Moda: un Binomio Vincente
L’esposizione sottolinea il legame tra moda e cinema, un elemento chiave dell’immaginario collettivo di quell’epoca. Le immagini dell’Archivio Luce documentano sfilate, atelier, reportage fotografici e eventi sociali, oltre a ritrarre le star del cinema che hanno contribuito a creare il mito visivo della capitale. Tra queste, Sophia Loren, Audrey Hepburn, Elizabeth Taylor, Ingrid Bergman, Anna Magnani e Anita Ekberg.
L’esposizione evidenzia momenti cruciali nella creazione di quell’immaginario culturale, come la prima sfilata di Valentino Garavani nel 1959, il matrimonio tra Tyrone Power e Linda Christian nel 1949, e il film La dolce vita di Federico Fellini, uscito nel 1960. Questi eventi hanno contribuito a plasmare la percezione internazionale della città.
L’Evoluzione Sociale della Moda
La moda italiana di quel periodo, pur mantenendo un’estetica di alta sartoria, ha introdotto elementi di maggiore mobilità e funzionalità. Gli abiti si sono trasformati in strumenti compatibili con la modernità industriale e i nuovi modelli di vita urbana. Contemporaneamente, il prêt-à-porter si è sviluppato, ampliando l’accessibilità della moda oltre le tradizionali élite.
Un’ampia sezione dell’esposizione è dedicata all’industria tessile, con un focus su Snia-Viscosa, un’azienda manifatturiera che rappresenta uno dei principali esempi della trasformazione industriale italiana legata ai materiali sintetici e alle nuove catene di produzione. L’esposizione documenta anche aspetti legati alla produzione, al lavoro femminile e alla dimensione politica dell’industria tessile.
Un’altra sezione approfondita è dedicata a Palma Bucarelli, direttrice della Galleria Nazionale d’Arte Moderna, considerata una figura chiave nel dialogo tra arte visiva e moda nel dopoguerra. Il suo ruolo è analizzato in relazione allo sviluppo di un linguaggio estetico condiviso tra istituzioni culturali e industria della moda.
L’esposizione è rivolta a un pubblico ampio, inclusi coloro che hanno vissuto quel periodo e le generazioni più giovani interessate ai processi di trasformazione del sistema della moda e delle industrie culturali. Il catalogo dell’esposizione è pubblicato da Silvana Editoriale e curato da Fabiana Giacomotti.
Per visitare l’esposizione, il biglietto d’ingresso include l’accesso al museo e alla mostra. I prezzi sono di 14,50 euro per il biglietto intero e 10,00 euro per il ridotto. L’orario di apertura è tutti i giorni dalle 9:00 alle 19:00, con ultimo ingresso un’ora prima della chiusura. La mostra è chiusa il lunedì.

