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5 Luglio 2026

Neurocisticercosi dopo un viaggio: il caso di Lowri Denman con 38 parassiti cerebrali

Una donna di Carmarthen è tornata da un viaggio di tre mesi in India e anni dopo ha scoperto di avere 38 parassiti nel cervello: il caso illustra come si trasmette la neurocisticercosi e perché la prevenzione è fondamentale.

Neurocisticercosi dopo un viaggio: il caso di Lowri Denman con 38 parassiti cerebrali

La vicenda di Lowri Denman, originaria di Carmarthen nel Galles ha messo in luce una forma di infezione rara ma gravissima: la neurocisticercosi. Dopo un viaggio di tre mesi in India nel 2007 Lowri avrebbe contratto inconsapevolmente uova del parassita Taenia solium scatenando anni dopo un quadro clinico complesso che ha portato alla scoperta di 38 parassiti nel suo tessuto cerebrale. La storia è emblematica per viaggiatori e operatori sanitari perché mostra come il contagio possa avvenire al di fuori dei consueti fattori di rischio legati al consumo di carne.

Come è avvenuto il contagio e cosa significa neurocisticercosi

Nonostante Lowri avesse scelto una dieta vegetariana durante il soggiorno indiano, secondo le informazioni cliniche il contagio si è verificato per via oro-fecale: l’ingestione di uova microscopiche di Taenia solium può avvenire attraverso acqua contaminata verdure mal lavate o scarse pratiche igieniche da parte di chi manipola il cibo. L’Organizzazione Mondiale della Sanità chiarisce che questa modalità di trasmissione è distinta dall’ingestione di carne di maiale cruda, che provoca la forma intestinale del parassita. Le uova, una volta ingerite, si schiudono nell’intestino, liberano larve che attraversano la parete intestinale e migrano tramite il flusso sanguigno verso tessuti lontani; quando raggiungono il sistema nervoso centrale il risultato è la neurocisticercosi una condizione che può causare problemi neurologici e psichiatrici gravi.

Dal ritrovamento di un verme ai sintomi neurologici

Nel Lowri espulse un verme intestinale: un episodio che in apparenza fu risolto con esami delle feci ordinari, risultati tuttavia negativi. I sintomi più gravi si manifestarono l’anno successivo, nel con mal di testa intensi e la prima crisi epilettica generalizzata. Le successive indagini mediante TAC e risonanza magnetica rivelarono la presenza di 38 parassiti disseminati nel cervello, una scoperta che lasciò medici e familiari sbalorditi. Solo il collegamento fatto dalla madre di Lowri tra il verme espulso nell’anno precedente e i nuovi sintomi indirizzò i clinici verso la corretta diagnosi di neurocisticercosi.

Il decorso clinico e le conseguenze psichiatriche

Il percorso terapeutico di Lowri ha alternato fasi di trattamento antimicrobico e gestione dell’infiammazione cerebrale con steroidi. Sono stati necessari ricoveri ospedalieri, terapie antiparassitarie e supporto neurologico. In alcuni momenti la donna ha mostrato miglioramenti, riuscendo persino a riprendere attività fisiche e viaggi, ma in seguito si sono verificate ricadute caratterizzate da grave infiammazione intorno alle lesioni parassitarie. L’infiammazione cerebrale ha scatenato sintomi neurologici persistenti e un insieme di disturbi psichiatrici: ansia intensa, attacchi di panico, paranoia e una forma di psicosi che ha richiesto anche un ricovero neuropsichiatrico prolungato.

Effetti a lungo termine e gestione

Dal punto di vista neurologico, la terapia ha portato alla morte delle larve; biologicamente molte di esse si sono poi calcificate nel tessuto cerebrale, un processo che può stabilizzare la condizione ma lascia danni permanenti. Clinicamente, Lowri non ha avuto crisi epilettiche dopo il ma deve assumere farmaci antiepilettici a lungo termine. Il dottor Brendan Healy consulente in malattie infettive e microbiologia che l’ha seguita, ha definito il caso come estremamente singolare nel corso della sua carriera e oggetto di discussione tra specialisti.

La paziente ha vissuto una progressiva ricostruzione personale: ha completato studi in arte a Carmarthen e in seguito ha seguito un percorso formativo che l’ha portata a trasferirsi a Cardiff per una laurea in interior design. Parallelamente, ha intrapreso attività di sensibilizzazione sul tema della neurocisticercosi con l’obiettivo di informare i viaggiatori sui rischi e le misure preventive.

Le indicazioni pratiche derivate dal caso

Il caso di Lowri rimarca alcune regole pratiche fondamentali per chi viaggia in aree a rischio: lavare accuratamente frutta e verdura, utilizzare acqua potabile sicura e osservare una rigorosa igiene delle mani sono precauzioni che riducono l’esposizione a uova parassitarie. È importante sottolineare che anche chi evita il consumo di carne può essere esposto a infezioni per via oro-fecale e che la comparsa di sintomi neurologici dopo un viaggio va indagata con attenzione per escludere condizioni come la neurocisticercosi.

La frase pronunciata da Lowri — “Sono tornata da una vacanza in India con 38 parassiti nel cervello” — sintetizza l’impatto personale e clinico di una malattia che, seppur rara nel Regno Unito può avere conseguenze devastanti. Il suo caso resta un monito per medici e viaggiatori: la prevenzione e la diagnosi tempestiva possono fare la differenza nella gestione di infezioni parassitarie che colpiscono il sistema nervoso.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.