Dal 1° luglio 2026 una serie di interventi normativi e direttive scolastiche in Italia e in altri Paesi europei ha ridisegnato l’uso del telefono cellulare negli istituti. La misura punta a limitare le interruzioni durante le lezioni, a contenere i casi di cyberbullismo e a contrastare i segnali di dipendenza digitale che emergono tra gli adolescenti. Le scuole non sono più lasciate all’autonomia totale: molte hanno introdotto procedure operative come armadietti numerati e box all’ingresso delle aule per il deposito dei dispositivi.
La decisione del Ministero dell’Istruzione e del Merito in Italia
In Italia il Ministero dell’Istruzione e del Merito ha assunto una posizione più rigida, richiedendo che durante le lezioni il telefono resti spento e sia riposto nello zaino o depositato secondo le regole dell’istituto. Il ministro Giuseppe Valditara ha ribadito il principio che “Il telefono non può sostituire il rapporto educativo“, sottolineando come la tecnologia debba essere uno strumento guidato dall’insegnante e non una presenza incontrollata. Le scuole hanno messo a punto pratiche concrete: registri con firme per le violazioni, armadietti per i dispositivi e protocolli per la restituzione. Restano previste deroghe per motivi didattici specifici o per alunni con disabilità e bisogni educativi speciali.
Impatto nelle grandi città italiane
Dirigenti scolastici di città come MilanoRomaTorino e Napoli segnalano una diminuzione dei casi di video girati di nascosto e di chat aperte durante le spiegazioni, con un calo delle discussioni e delle tensioni in classe. Allo stesso tempo permangono criticità: molti genitori chiedono che i ragazzi restino reperibili all’uscita, obbligando i presidi a regolare la comunicazione tra scuola e famiglia in modo chiaro e funzionale.
Modelli europei: Austria, Grecia e quadro continentale
La tendenza non è esclusivamente italiana. In Austria il divieto riguarda le scuole medie e si applica agli studenti fino ai 14 anni, con gli istituti che gestiscono custodie e deroghe per attività autorizzate. A Vienna la motivazione ufficiale è la stessa: ridurre le interruzioni causate da notifiche e messaggi che frammentano l’attività didattica. In Grecia il ministro Kyriakos Pierrakakis ha dichiarato che “La scuola deve tornare a essere un luogo di apprendimento e sicurezza” mentre le regole impongono che i telefoni restino nello zaino per l’intera giornata scolastica, con sanzioni progressive per chi registra o diffonde immagini di compagni o insegnanti.
Scelte differenziate in Europa centrale e nei sistemi regionali
In Paesi come Croazia e Polonia la normativa è meno uniforme: alcune amministrazioni nazionali hanno indicazioni generali, altre lasciano spazio all’autonomia dei dirigenti. In molti casi il risultato pratico è simile: dispositivi spenti in classe, limitazioni durante gli intervalli e autorizzazioni solo per attività connesse alla lezione. In Spagna, dove l’istruzione è decentralizzata, alcune comunità autonome hanno imposto divieti più stringenti mentre altre hanno adottato approcci graduali. La discussione locale spesso arriva nelle assemblee dei genitori e nei collegi docenti, dove emerge il malessere condensato nella frase “Non possiamo passare metà mattina a chiedere di mettere via il telefono“.
Accanto ai divieti, diverse scuole hanno introdotto percorsi di educazione digitale per spiegare l’uso consapevole della tecnologia: laboratori su privacy, gestione delle immagini personali e dinamiche delle chat di classe. L’obiettivo è non limitarsi alla mera confisca del dispositivo, ma accompagnare la regola con competenze concrete.
Salute, apprendimento e ruolo degli organismi internazionali
La base delle nuove norme è in parte collegata a ricerche e raccomandazioni sulle conseguenze dell’esposizione continua agli schermi: problemi di concentrazione, disturbi del sonno e calo del rendimento sono tra le preoccupazioni indicate da istituzioni come l’Organizzazione mondiale della sanità e l’UNESCO che invitano a distinguere tra strumenti utili e uso compulsivo della tecnologia. Esperti di psicologia dell’età evolutiva sottolineano che stabilire una regola efficace convive con la necessità di insegnare competenze digitali: saper spegnere il dispositivo, riconoscere contenuti dannosi e gestire la propria presenza online.
La sfida concreta per scuole e famiglie resta armonizzare disciplina e fiducia limitare l’uso dei cellulari in classe può ridurre tensioni e incidenti legati alla condivisione impropria di contenuti, ma non sostituisce il lavoro educativo necessario a formare un rapporto sano e responsabile con gli schermi. La politica e le amministrazioni scolastiche hanno adottato strumenti diversi, ma convergono sull’obiettivo di portare maggiore attenzione alla relazione educativa e al benessere dei ragazzi.



