Se spesso ti fermi nella sezione piante del tuo negozio di quartiere o del home improvement store hai probabilmente pensato che qualche verde in più non guastasse. Un nuovo studio pubblicato su Atmospheric Environment ha testato cinque specie vegetali e ha trovato che una specie è stata in grado di ridurre gli inquinanti dell’aria interna di oltre il 90 percento in condizioni sperimentali.
Dietro questo risultato c’è un funzionamento relativamente semplice: le piante assorbono alcuni composti gassosi comunemente presenti negli ambienti domestici. Lo studio, condotto con una configurazione sperimentale specifica, mostra potenzialità interessanti ma anche limiti pratici per chi vuole replicare la stessa efficacia in salotto.
L’effetto osservato su una singola specie vegetale
Nell’esperimento comparativo sono state incluse cinque specie di piante. Di queste, una specie ha dimostrato una capacità di abbattere più del 90 percento degli inquinanti testati nel contesto dello studio. I ricercatori hanno misurato la diminuzione di sostanze volatili comunemente presenti in ambienti interni e hanno osservato una riduzione significativa associata alla presenza della pianta in questione.
Quali inquinanti vengono rimossi
La pianta è risultata efficace nell’assorbire composti noti come composti organici volatili (in inglese spesso abbreviati in VOC), ovvero sostanze chimiche presenti in prodotti di uso quotidiano come cosmetici, detergenti e vernici. L’interazione tra la pianta e questi composti coinvolge processi di assorbimento fogliare e attività del substrato radicale che possono trasformare o trattenere tali molecole.
Metodo sperimentale: il muro verde attivo
Per ottenere i risultati riportati, i test sono stati eseguiti utilizzando una particolare struttura definita active living wall un tipo di giardino verticale che permette un flusso d’aria e un contatto tra pianta e ambiente diverso rispetto a una singola pianta in vaso. Questo allestimento ha favorito condizioni ottimali per il monitoraggio e per l’interazione con gli inquinanti, ma rende difficile trasferire automaticamente gli stessi effetti a tutte le situazioni domestiche.
Limiti nella replicabilità domestica
È importante considerare che mettere alcune piante su uno scaffale IKEA o raggruppare vasi in una stanza non garantisce la stessa efficienza misurata nello studio. La struttura sperimentale, la densità delle piante e il controllo dei flussi d’aria sono fattori chiave che hanno contribuito ai risultati. Per questo motivo, benché il dato sia promettente, la trasposizione casalinga può produrre risultati inferiori.
Oltre ai benefici potenziali, ci sono considerazioni di sicurezza: la pianta che ha mostrato la maggiore efficacia risulta tossica per cani e gatti. Questo la rende meno adatta a chi ha animali domestici che potrebbero masticare foglie o terreno. Per i proprietari di animali, una soluzione alternativa frequentemente suggerita è l’uso di un purificatore d’aria con filtro HEPA che offre un miglioramento della qualità dell’aria senza rischi per gli animali.
Nel ricordare questi avvertimenti pratici, vale anche la pena notare come alcuni esperti intervistati in un episodio del podcast The Huddle della testata Women’s Health abbiano sottolineato la diffusione e la convenienza della specie in questione, definendola comune e accessibile.
Tuttavia, la differenza tra condizioni sperimentali e contesti domestici richiede cautela prima di considerare le piante come unica soluzione di purificazione.



