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19 Giugno 2026

Riforma pensioni: uscita flessibile tra 60 e 64 anni, ecco come funziona

Le nuove proposte di riforma delle pensioni in Italia offrono maggiore flessibilità per l'uscita dal lavoro tra i 60 e i 64 anni, con requisiti specifici per diverse categorie di lavoratori.

Riforma pensioni: uscita flessibile tra 60 e 64 anni, ecco come funziona

Il sistema pensionistico italiano è in continua evoluzione, con nuove proposte di riforma che mirano a offrire maggiore flessibilità ai lavoratori. Le età di 60, 63 e 64 anni rimangono i punti di riferimento principali, ma le condizioni di accesso variano in base alla storia contributiva e alla situazione personale.

Le nuove ipotesi di riforma confermano una tendenza chiara: aumentare la flessibilità senza compromettere la sostenibilità dei conti pubblici. Questo significa che le uscite anticipate restano possibili, ma sono accompagnate da requisiti contributivi rigorosi e da condizioni economiche che limitano l’accesso a una parte dei lavoratori.

Pensione a 64 anni: requisiti e condizioni

L’uscita a 64 anni è una delle opzioni più discusse e riguarda principalmente i lavoratori che rientrano nel sistema contributivo puro, cioè coloro che hanno iniziato a versare contributi dopo il 1995. Per accedere a questa forma di pensionamento anticipato è necessario aver maturato almeno 20 anni di contributi effettivi e raggiungere una soglia minima dell’assegno pensionistico calcolata in rapporto all’assegno sociale.

Il requisito economico resta il vero ostacolo per molti lavoratori. Chi ha avuto carriere discontinue, periodi di disoccupazione o redditi bassi potrebbe infatti non raggiungere l’importo minimo richiesto, vedendosi costretto a restare al lavoro fino alla pensione di vecchiaia ordinaria.

Pensione a 63 anni: tutele per le categorie fragili

Per chi ha compiuto 63 annicontinuano a essere previste alcune misure dedicate ai lavoratori più vulnerabili. Si tratta di strumenti che consentono un’uscita anticipata dal lavoro per categorie specifiche come disoccupati di lungo periodo, caregiver che assistono familiari con disabilità grave, lavoratori con invalidità riconosciuta e addetti a mansioni particolarmente gravose.

In questi casi il requisito contributivo varia generalmente tra i 30 e i 36 annia seconda della situazione personale e della categoria di appartenenza. L’obiettivo rimane quello di garantire una tutela a chi difficilmente riuscirebbe a proseguire l’attività lavorativa fino ai requisiti ordinari previsti dalla legge.

Pensione a 60 anni: opportunità per alcune lavoratrici

L’uscita a 60 anni continua invece a essere legata soprattutto alle misure dedicate alle donne. Le lavoratrici che rientrano in particolari condizioni, come caregiver, invalide o dipendenti di aziende in crisi, possono accedere a specifici canali di pensionamento anticipato, beneficiando anche di eventuali riduzioni anagrafiche legate al numero di figli.

Va però considerato che questa scelta comporta generalmente il calcolo dell’assegno con il metodo contributivo, una modalità che spesso determina una pensione più bassa rispetto a quella ottenibile attendendo i requisiti ordinari.

Chi si avvicina alla pensione farebbe bene a verificare periodicamente la propria posizione contributiva e a valutare con attenzione le diverse opzioni disponibili, perché anche pochi mesi di contributi o differenze nell’importo maturato possono influire in modo significativo sulla data effettiva di uscita dal lavoro.

Autore

Cristian Castiglioni

Cristian Castiglioni, veneziano, iniziò come blogger dopo aver postato una guida sui bacari e ricevuto centinaia di messaggi: quella reazione spinse la sua trasformazione in redattore. Cura contenuti amichevoli e porta in redazione appunti fotografici di vaporetto e cicchetti.