In molti ambiti professionali il confine tra merito e percezione si è assottigliato: non sempre basta ottenere risultati misurabili, perché a contare è anche come si viene percepiti. Questo articolo esplora il fenomeno dello standing e dell’executive presencericostruendo le evidenze scientifiche e le osservazioni pratiche raccolte da esperte del personal branding come Francesca Parviero, CEO di Linkbeat Società Benefit.
Vedremo perché questi concetti pesano in sede di valutazione, come si intrecciano con bias consolidati, e quale approccio strategico propone Parviero per orientarsi senza tradire se stessi. I riferimenti storici e gli studi citati aiuteranno a capire la portata del fenomeno e a definire cosa sia davvero allenabile.
Il peso della percezione nelle valutazioni: evidenze e numeri
Il concetto di executive presence è entrato nel dibattito professionale come elemento che integra competenza e riconoscibilità. Nel suo libro del 2012, Sylvia Ann Hewlett sostiene che l’executive presence possa rappresentare fino a un quarto della valutazione del potenziale di leadership: non è dunque un dettaglio, ma una componente strutturale del giudizio sulle persone.
Questa percentuale include non solo le azioni compiute, ma anche come vengono comunicate e percepite: linguaggio, postura, stile e aspetto entrano nel calcolo. Uno studio pubblicato sul Journal of Applied Psychology nel 2003 a firma Hosoda, Stone Romero e Coats ha dimostrato che l’aspetto fisico può influenzare le valutazioni di performance anche a parità di risultati effettivi. Questi dati spiegano perché, sul piano pratico, la percezione conti quasi quanto la performance.
La differenza di genere nei feedback professionali
Il rapporto citato di McKinsey & Company mette in evidenza un’altra dinamica: le donne ricevono più spesso feedback vaghi e orientati allo stile, alla comunicazione o al comportamento, mentre gli uomini ottengono risposte più focalizzate sui risultati concreti. In termini pratici, agli uomini viene spesso restituito «cosa hai fatto», alle donne viene restituito «come sei stata».
Come leggere il feedback ambiguo: interpretazione e strategia secondo Francesca Parviero
Francesca Parviero, pioniera sui temi del personal branding e transition designer esperta nella metodologia Designing Your Lifeparte da una premessa pragmatica: ogni contesto professionale possiede un codice di riferimento. Lavorare sul personal branding non equivale a trasformare la propria identità, ma a sviluppare la capacità di leggere il contesto e di farsi comprendere da chi valuta.
Parviero richiama anche il pensiero di Erving Goffman degli anni Cinquantasecondo cui la vita sociale assume una dimensione performativa: «ci si mette su un palco» a seconda del pubblico. In questo senso, gestire la prima impressione è una competenza strategica che può facilitare l’accesso a opportunità professionali.
La strategia proposta è pratica e misurata: adottare un codice minimo per superare la soglia di ingresso del gruppo o dell’organizzazione di interesse, per poi valutare dall’interno se quel contesto è allineato ai propri valori. Parviero sintetizza il concetto con una metafora militare: «per conquistare Troia, prima bisogna entrarci». L’idea non è mimetizzarsi a vita, ma prototipare una posizione che permetta di capire se restare o cambiare rotta.
Un episodio emblematico
Un aneddoto citato da Parviero riguarda una selezione per un ruolo di alto profilo in consulenza: sapendo di affrontare un interlocutore poco incline al suo stile, si presentò in modo volutamente personale (giacca nera, pantaloni rossi, capelli viola) e sostenne la propria autenticità. L’intervistatore, non potendo contestare le competenze, concluse suggerendo che non sarebbe stata compatibile con il team. Da questa esperienza emerge un punto chiave: non sempre il lavoro sull’immagine porta a risultati positivi se il contesto non è ricettivo; tuttavia serve per capire se quell’ambiente sia davvero il proprio.
Per Parviero, il personal branding è quindi uno strumento di discernimento: aiuta sia a entrare sia a valutare se restare, offrendo la possibilità di scegliere consapevolmente.
Alla luce di studi e testimonianze, diventa evidente che il tema dello standing e dell’executive presence intreccia elementi di psicologia sociale, bias di genere e strategie individuali. Comprendere questi fattori permette di trasformare un feedback ambiguo in un progetto di sperimentazione: adattare alcuni codici per accedere a uno spazio, valutare dall’interno e decidere se quello spazio rispecchia la propria visione di carriera e vita.



