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21 Luglio 2026

Mara Maionchi sul brano di Sal Da Vinci: critica la tradizione ma difende l’artista

Mara Maionchi non risparmia una battuta su 'Per sempre sì', ma sottolinea anche l'integrità di Sal Da Vinci e racconta aneddoti su Nannini, Mango e Tiziano Ferro

Mara Maionchi sul brano di Sal Da Vinci: critica la tradizione ma difende l'artista

Nel corso di un intervento al De Core Podcast, Mara Maionchi ha offerto un ritratto schietto della scena musicale italiana, mescolando ricordi personali e giudizi netti su produzioni recenti. Al centro dell’attenzione è finito Sal Da Vinci e il brano “Per sempre sì”, laureatosi a Sanremo e poi portato all’Eurovision, dove si è piazzato al quinto posto. La voce della storica discografica non ha usato giri di parole: se da un lato ha criticato la scelta stilistica, dall’altro ha rimarcato rispetto e stima per l’artista.

L’intervista si è snodata tra passaggi sulle esperienze personali e valutazioni di più ampio respiro: dall’importanza del successo riconosciuto alle trasformazioni della popolarità, fino a considerazioni precise su autotune e rap. In questo articolo riorganizziamo i punti salienti del suo intervento, cercando di mantenere intatta la sostanza delle opinioni espresse ma con una forma nuova e coerente.

Il giudizio su “Per sempre sì” e la tradizione musicale

Secondo Mara Maionchi, il brano di Sal Da Vinci è un esempio di canzone tradizionale che ha avuto il merito di conquistare il pubblico e la giuria di Sanremo. Tuttavia, la discografica ha espresso un giudizio tagliente, arrivando a definire il pezzo con una battuta pungente. Pur riconoscendo la bontà dell’esito finale — la vittoria a Sanremo e l’ottimo piazzamento all’Eurovision — ha dichiarato di non essere particolarmente attratta dalla tradizione quando questa non aggiunge elementi di originalità. In altre parole, apprezza il valore della forma classica solo se questa si distingue per una qualità che la renda davvero memorabile.

Tra critica musicale e rispetto personale

Nel commento di Mara Maionchi non manca però un equilibrio umano: se la canzone non la convince fino in fondo, l’artista ottiene comunque il suo credito. Ha sottolineato che Sal Da Vinci è una persona perbene, che ha svolto il proprio mestiere con serietà nel tempo. Questo punto è importante per comprendere come il giudizio professionale possa convivere con la considerazione personale: la musica si valuta sulla forma e sul contenuto, ma la storia e la condotta dell’interprete restano elementi che pesano nelle valutazioni complessive.

Ricordi di carriera: Nannini, Mango e Ferro

La conversazione si è allargata ai ricordi di una carriera lunga e intensa: Mara Maionchi ha menzionato personaggi con cui ha lavorato o con cui ha stabilito un forte legame professionale, come Gianna Nannini e Mango. Ha raccontato l’emozione di assistere alla consacrazione di talenti e ha riconosciuto il piacere personale di avere avuto ragione su scelte artistiche che poi si sono rivelate vincenti. Anche Tiziano Ferro è stato citato come esempio di artista che ha saputo trasformare la propria fatica in successo: per Maionchi, il premio più dolce è la conferma che le intuizioni professionali erano corrette.

Il valore di essere ‘avere ragione’

In diversi passaggi l’ex discografica ha enfatizzato quanto conti, per chi lavora nella musica, vedere concretizzarsi le proprie scelte. Questo sentimento — che lei definisce con semplicità — non è solo vanità, ma rappresenta una forma di verifica professionale: le decisioni prese oggi sono la prova del proprio istinto domani. È un punto di vista che aiuta a leggere i successi altrui non solo come eventi mediatici ma come conferme di percorsi artistici e professionali.

La musica contemporanea: autotune, rap e sincerità

Tra i temi più caldi affrontati nel De Core Podcast c’è anche la musica di oggi. Mara Maionchi non ha nascosto una netta avversione per l’uso eccessivo di autotune, definendolo qualcosa che le provoca un fastidio fisico. Sul rap ha espresso una posizione pragmatica: se il racconto è intelligente e autentico, il genere può funzionare anche senza virtuosismi vocali; se invece manca contenuto, la forma non basta. Questa linea è coerente con il suo amore per la sincerità interpretativa, che per lei rimane il cuore di una buona esecuzione.

La chiusura del colloquio è stata un mix di nostalgia e lucidità: nomi come Lucio Battisti sono stati evocati come esempi di personalità capaci di tracciare una strada autonoma, lontana dai modelli del bel canto tradizionale ma carica di identità. In definitiva, l’intervento di Mara Maionchi al podcast conferma il suo ruolo di voce critica e appassionata, pronta a lanciare frecciatine ma anche a riconoscere la dignità artistica quando la incontra.

Autore

Camilla Fiore

Camilla Fiore, da Verona, annotò la prima review dopo aver testato un siero durante la Fiera della Cosmesi: quell’articolo cambiò la linea editoriale dedicata alla prova prodotto. Propone rubriche con taglio rigoroso e porta in redazione la precisione di chi colleziona vecchi campionari.