Alfonso Dolce è una figura centrale nella storia recente di Dolce & Gabbana: manager di lungo corso, ha assunto la presidenza del gruppo a gennaio 2026 dopo anni dedicati alla gestione produttiva e all’espansione del marchio. Nato il 13 marzo 1965 a Polizzi Generosa, in Sicilia, è cresciuto tra i banchi della sartoria di famiglia, un’esperienza pratica che ha costruito le basi del suo approccio al lavoro, improntato a concretezza e tutela della filiera.
La sua storia professionale si intreccia strettamente con quella del brand, dove ha ricoperto ruoli chiave fino alla nomina a Ceo e, successivamente, a presidente. In questo profilo esploriamo le tappe principali della sua carriera, il ruolo nella governance dopo l’uscita di Stefano Gabbana e le sfide che il gruppo affronta oggi, dal rilancio del Made in Italy alle operazioni finanziarie in corso.
Origini e formazione pratica
Figlio di Saverio Dolce, titolare di una sartoria e di un emporio di tessuti, Alfonso è cresciuto immerso nel lavoro artigianale. L’apprendistato familiare ha avuto un ruolo formativo tanto quanto gli studi svolti in Sicilia, tra Polizzi Generosa, Cefalù e Palermo, dove ha frequentato l’Istituto Tecnico Jacopo del Duca. Questo mix di esperienza manuale e conoscenza tecnica gli ha conferito competenze peculiari nella gestione della produzione e nella qualità dei capi, aspetti che poi ha portato con sé nella gestione industriale del gruppo.
La scalata manageriale nel gruppo
Dai primi incarichi come amministratore della società legata alla produzione, Alfonso ha progressivamente assunto responsabilità maggiori fino a diventare Amministratore Delegato e, infine, presidente. Il suo mandato ha coinciso con la diversificazione del brand verso settori come beauty, gioielleria e food & beverage, nonché con la creazione di strutture interne per il controllo di profumi e cosmetici, formalizzate nel progetto Dolce&Gabbana Beauty nel 2026. L’obiettivo dichiarato è sempre stato valorizzare artigianato e filiera italiana, con investimenti mirati sul territorio.
Passaggio di consegne e contesto finanziario
La presidenza è stata assunta a gennaio 2026 dopo le dimissioni di Stefano Gabbana, avvenute a dicembre 2026 e rese pubbliche nei mesi successivi. Il cambiamento coincide con una fase delicata per la maison: il gruppo affronta una ristrutturazione di debito di circa 450 milioni di euro e ha avviato trattative per nuovi fondi fino a 150 milioni, oltre a valutare cessioni di asset immobiliari e il rinnovo di licenze. Sempre in questo quadro si è parlato della possibile entrata di figure manageriali esterne, come l’ex ceo di Gucci Stefano Cantino, per rafforzare la governance.
Il legame con la Sicilia e la filiera
Nonostante il trasferimento in Lombardia a partire dal 1987 per seguire la produzione, Alfonso ha mantenuto forti legami con le sue radici siciliane. Ha promosso progetti di valorizzazione del territorio e collaborazioni con maestri artigiani, con investimenti in realtà come Taormina, considerate simboliche per l’identità del marchio. La sua visione manageriale dà peso alla formazione: il gruppo ha laboratori interni dedicati alla trasmissione delle competenze sartoriali ai più giovani, un modo per preservare mestieri e tecniche tradizionali.
Un modello di management
Alfonso ha progressivamente distaccato la gestione operativa dalla sola direzione creativa, lasciata a Domenico Dolce e Stefano Gabbana, e ha puntato su un modello di management che unisce controllo produttivo, tutela del Made in Italy e sviluppo di nuove linee di business. Questa strategia ha contribuito all’internazionalizzazione della maison e alla sua trasformazione in un vero lifestyle brand, con offerte che vanno oltre l’abbigliamento.
Vita privata e visione personale
Uomo riservato e poco incline agli schermi, Alfonso vive lontano dai social e tutela con cura la sua privacy. È sposato e padre di quattro figli, e dice di trovare rifugio nella famiglia, nello sport e nei viaggi. Questa discrezione pubblica non gli ha impedito di essere riconosciuto per il suo contributo al sistema moda italiano: nel 2026 gli è stato conferito il titolo di Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica, un riconoscimento per il suo ruolo industriale e per la promozione dell’industria nazionale.
Sfide immediate e prospettive
Il futuro della maison passa ora per la capacità di coniugare il patrimonio creativo con scelte finanziarie solide. La potenziale dismissione della quota di Stefano Gabbana e la ridistribuzione delle partecipazioni, dove i due fondatori detengono quote rilevanti e la restante parte è ripartita tra i membri della famiglia, sono elementi che influenzeranno il percorso strategico. Alfonso Dolce si trova a guidare questa fase, con l’obiettivo di proteggere l’identità del marchio e garantire una transizione manageriale che metta al centro qualità, artigianato e sostenibilità economica.



