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19 Luglio 2026

Chi è Matteo Canzi: dal filetto alla Wellington alla vittoria a MasterChef 15

Matteo Canzi, 23enne da Olgiate Molgora, ha conquistato MasterChef Italia 15 con un menù intimo e tecnico; dalla passione nata con la nonna ai riconoscimenti in trasmissione

Matteo Canzi — tutti lo chiamano Teo — ha conquistato la quindicesima edizione di MasterChef Italia con un percorso che parla di impegno più che di colpo di fortuna. Nato in Brianza, ha un background in International Marketing ma la cucina è sempre stata il filo conduttore della sua vita: prima nelle cucine di casa, poi in corsi, stage e brigate dove ha messo alla prova tecnica e curiosità.

I documenti raccolti descrivono tappe concrete: aggiornamenti professionali, stagioni in ristoranti e partecipazioni a eventi enogastronomici locali. A queste esperienze si affiancano letture e confronti con tradizioni straniere — in particolare spagnola e giapponese — che hanno contaminato il suo modo di lavorare. Non è solo talento: emerge una pratica costante e una scelta deliberata di affinare il mestiere.

La gavetta ha pagato. Dalle prime puntate si percepivano basi solide: rispetto per la materia prima, attenzione alle cotture, pulizia tecnica. Con il passare delle prove il suo stile ha preso forma, integrando influenze internazionali e una cifra personale sempre più riconoscibile. Questo equilibrio fra tecnica e identità gastronomica ha fatto la differenza agli occhi della giuria.

Il confronto con gli altri concorrenti e il dialogo continuo con i giudici sono stati elementi fondamentali. Le osservazioni dei giudici non si sono limitate a valutare singoli piatti, ma hanno orientato le sue scelte, spingendolo a perfezionare ricette, impiattamenti e linguaggio stilistico. La competizione si è trasformata in un laboratorio formativo.

Un episodio che ha cambiato la sua prospettiva è la riuscita del filetto alla Wellington: un piatto che richiede precisione nella sfoglia, controllo delle temperature e tempismo nelle cotture. Quel risultato gli ha dato la certezza di poter passare dall’hobby a un mestiere vero, convincendolo a studiare con metodo salse, basi classiche e tecniche di presentazione.

Le prove chiave in gara — mystery box, invention test e pressure test — raccontano le sue migliori performance. Spicca una prova in alta montagna in cui la giuria ha riconosciuto una padronanza tecnica superiore, un vantaggio che si è rivelato determinante per affrontare la finale con sicurezza.

Per la superfinale Teo ha scelto un menu chiamato “Tutto di me”: non una scaletta di piatti fine a sé stessa, ma un racconto personale che unisce memoria e rigore tecnico. La giuria ha apprezzato soprattutto la coerenza complessiva del percorso, l’equilibrio fra semplicità e disciplina e la capacità di esprimere la propria identità culinaria.

Nella finale il piatto che ha fatto la differenza è stato un risotto eseguito con controllo termico e bilanciamento dei sapori. I giudici, tra cui Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, hanno puntato non solo sulla tecnica ma anche sulla capacità del piatto di raccontare qualcosa di chi lo ha preparato, ritenendo Teo pronto per reggere i ritmi e le responsabilità di una brigata.

La vittoria apre prospettive concrete: richieste di collaborazione, inviti a eventi, possibili proposte editoriali. Mettere insieme competenze in marketing internazionale e mestiere in cucina può diventare un vantaggio strategico per posizionarsi sul mercato gastronomico, progettare iniziative imprenditoriali e comunicare in modo efficace le proprie idee.

Dietro il successo resta però una storia di radici: i primi approcci ai fornelli con la nonna, i gesti appresi e i tempi del cibo che hanno formato il suo rapporto con la cucina. Da autodidatta a studente della tecnica, Teo ha costruito il suo profilo passo dopo passo, trasformando curiosità e pratica in un progetto professionale solido e riconoscibile.

Autore

Beatrice Bonaventura

Beatrice Bonaventura ricorda la decisione di lasciare le passerelle di Firenze dopo un servizio su sartorie locali; da allora guida scelte stilistiche pratiche per lettori. In redazione propone palette sobrie e mantiene un archivio personale di tagli e cartamodelli d’epoca.